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E’ stato per me un piacere (e un immenso onore) chiacchierare con Joe Barbieri del suo nuovo lavoro.
Respiro” è un caleidoscopio di momenti musicali densamente differenti – che vanno dal manouche al bolero, passando per il jazz, la musica sinfonica e la sempre amata bossa – eppure legati stretti dal filo rosso dell’inconfondibile italianità di Barbieri.
In questa nuova pagina” – racconta lo stesso Joe – “ho desiderato mollare un po’ gli ormeggi della ‘ricerca formale’, in favore di un approccio più libero alla composizione che è diventato quasi una pulsione involontaria; come involontario è l’atto del respirare, il percorso dell’andare e del tornare dell’aria che in sè rinnova polmoni, idee, aspirazioni. I tanti concerti degli ultimi anni mi hanno impartito la lezione del riuscire a offrirmi con maggior spontaneità, del cantare con ancor più disponibilità per chiunque volesse regalarmi il proprio mettersi in ascolto, alla ricerca di un comune afflato: unico, semplice, condiviso“.
Ora va detto che “Respiro” è stato registrato in un luogo davvero prezioso, calato del cuore più antico di Napoli: l’appartamento che è stato set di due film-culto per la regia di Vittorio De Sica: “Matrimonio all’italiana” (con Sophia Loren e Marcello Mastroianni) e “L’Oro di Napoli”. E nessuno scenario poteva essere forse più pertinente, considerata l’innata attitudine cinematografica che spesso viene riconosciuta alla musica di Barbieri, le cui opere possono essere in molti casi ridotte a piccole colonne sonore, a micrometraggi nei quali un’atmosfera ancestralmente sudmediterranea non hai mai mancato di esondare in vocazioni world e jazz.
E accade così che, come nei suoi precedenti episodi discografici, anche stavolta ad un nucleo di eccellenti musicisti suoi conterranei (come Antonio Fresa, Giacomo Pedicini, Sergio Di Natale, Pasquale Bardaro, Oscar Montalbano, Stefano Jorio, Emidio Ausiello e molti altri) Barbieri abbia voluto aggiungere le “quinte sonore” di colleghi più lontani, per cultura o semplice territorialità: ad impreziosire “Respiro” sono arrivati l’orchestra d’archi del primo violino albanese Armand Priftuli, il pianoforte di Stefano Bollani (“Un regno da disfare”), la tromba di Fabrizio Bosso (“Étape par étape par étape” e “’E vase annure”), e le voci di Gianmaria Testa (“Le milonghe del sabato”) e del premio Oscar uruguaiano Jorge Drexler (“Diario di una caduta”).
Il risultato di tutti questi ingredienti è la conferma – e se possibile, un ulteriore arricchimento – di un linguaggio che è distintivo di Joe Barbieri; e che punta a fondere elementi senza tempo con la contemporaneità di precise soluzioni armoniche, timbriche ed espressive.
Anche sul piano meramente sonoro, ad esempio, “Respiro” beneficia di un insieme di scelte tecniche molto singolari nelle quali le facilitazioni di apperecchiature digitali cedono spesso e volentieri terreno all’uso di microfoni e compressori a valvole, a strumenti artigianali e al cuore caldo e pulsante di un mixer analogico Neve della fine degli anni settanta.
Non vi resta che farvi rapire da questo nuovo lavoro, che riascolto ininterrottamente da tre giorni ormai……
E, se vi siete persi le diretta, il RELOAD della puntata di questa mattina è già disponibile nell’apposita sezione del blog e su iTunes.
Come sempre, stay tuned!


Le emissioni dello stabilimento Ilva causano malattie e 90 morti l’anno nella popolazione di Taranto. E’ quanto hanno stabilito i medici nominati dal gip Patrizia Todisco nella perizia epidemiologica per comprendere lo stato di salute dei tarantini in relazione agli inquinanti emessi dallo stabilimento siderurgico.
Nelle 282 pagine che compongono il documento depositato, Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere hanno risposto ai tre quesiti posti dal giudice. Su richiesta del pool di inquirenti, il gip ha infatti chiesto ai tre esperti di individuare le patologie derivanti dall’esposizione agli inquinati emessi dallo stabilimento industriale, il numero dei morti e degli ammalati attribuibili all’inquinamento prodotto dagli impianti di proprietà del gruppo Riva.
A Taranto, secondo i periti, tra il 2004 e il 2010 vi sarebbero stati mediamente 83 morti all’anno attribuibili ai superamenti di polveri sottili nell’aria, mentre i ricoveri per cause cardio-respiratorie ammonterebbero a 648 all’anno. La media dei decessi sale però fino a 91 se si prendono in considerazione i quartieri Tamburi e Borgo, geograficamente più vicini alla fabbrica.
L’analisi per i quartieri Borgo e Tamburi – scrivono i periti – mostra che, nonostante la ridotta numerosità, una forte associazione tra inquinamento dell’aria ed eventi sanitari è osservabile e documentabile solo per questa popolazione”.
Ironia della sorte: il record per i decessi e ricoveri per malattie croniche spetta al quartiere Paolo VI, il rione costruito proprio per ospitare, dopo la nascita del polo siderurgico negli anni ’60, i nuovi cittadini di Taranto, coloro che dalle campagne della provincia si trasferirono in città per diventare operai. A Paolo VI, infatti, vi è una percentuale maggiore rispetto alla media complessiva della città e i decessi dovuti a malattie dell’apparato respiratorio sono addirittura superiori del 64%. Ma non è solo la lunga esposizione a creare danni secondo i periti. Nei bambini e negli adolescenti fino a 14 anni, i periti hanno infatti accertato “un effetto statisticamente significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie” e un’elevata presenza di tumori in età pediatrica.
La situazione peggiore è quella che riguarda gli ex operai dello stabilimento siderurgico. L’analisi “dei lavoratori che hanno prestato servizio presso l’impianto siderurgico negli anni ’70-’90 – allora Italsider, acquisita Gruppo Riva nel 1995 e denominata Ilva – con la qualifica di operaio ha mostrato un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%). Il quadro di compromissione dello stato di salute degli operai della industria siderurgica è confermato dall’analisi dei ricoveri ospedalieri con eccessi di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie”.
La maxi perizia sarà esaminata in aula dalle parti il prossimo 30 marzo e poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni.
Dopo la prima relazione sulle condizioni ambientali della città, questo nuovo documento, contribuisce a fare chiarezza sui danni causati dalle emissioni inquinanti.
A distanza di poche ore dal deposito della perizia medica – ha commenta Adolfo Buffo, responsabile Qualità e Ambiente dell’Ilva – non è facile fare commenti precisi sui risultati emersi come non è nemmeno opportuno vista la delicatezza del tema. Al momento abbiamo potuto fare solo qualche riflessione sulla parte conclusiva della perizia – ha proseguito Buffo – mentre nei prossimi giorni avremo certamente modo di analizzare più nel dettaglio quanto emerso”.
E intanto Taranto si prepara al nuovo scontro che contrappone, ancora una volta, il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
Di tutto questo noi di Senza Filtro ci eravamo già occupati in una storica puntata tre anni or sono!
Ve ne riproponiamo i momenti salienti in questi due video, con la speranza che finalmente qualcosa stia cambiando.


E’ in onda soltanto da qualche ora, e ci piace così tanto!
E’ il primo commercial radiofonico di Senza Filtro, sulle note di un noto spot Apple di qualche tempo fa.
Un omaggio al grande Steve Jobs, che domani avrebbe compiuto 56 anni.
Auguri Steve, a modo nostro…

…ci mancherai, Whitney.

Posted: 12 febbraio 2012 in Eventi, Musica, Pensieri
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Fuori Onda!

Posted: 4 febbraio 2012 in Curiosità
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Vi aspetto sabato mattina, in diretta con gli Airway e il loro EP intitolato L’Urlo.